|
Entrato in Gerico, attraversava la città . Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse:«Zaccheo, scendi subito, perchè oggi devo fermarmi a casa tua». In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «E' andato ad alloggiare da un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo; il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». (Lc. 19, 1-10)
Il sicomoro è un albero, simile al fico, un "personaggio" che si incontra piuttosto spesso sulle strade della Palestina, a colorare i panorami biblici, così simili, dicono, a quelli della nostra città di Matera.
Lo troviamo radicato spettatore di svariati episodi della narrazione biblica, tanto da risultare un "topos", un luogo comune nel linguaggio dei testi che disegnano la storia della salvezza.
In alcuni momenti, però, il Sicomoro diviene in qualche modo protagonista: come nell'episodio di Zaccheo, riportato nel vangelo di Luca. Qui il sicomoro diventa lo strumento grazie al quale il piccolo Zaccheo riesce a superare lo sbarramento della folla e a entrare in contatto con Gesù.
Essere radicati in una terra, diventare uno strumento per consentire ai piccoli di realizzare qualcosa che cambia la vita e permette loro di fare parte di un progetto più grande: metafore ambiziose, che ci ripetiamo sottovoce.
|