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Se è vero che la Chiesa non può sostituirsi alle istituzioni nell’intervento su situazioni di bisogno, è altrettanto vero che la comunità ecclesiale esprime un senso di solidarietà e di giustizia verso il proprio territorio, ed è chiamata a testimoniare concretamente questa tensione.
Pur in presenza di tante altre espressioni della carità della Chiesa locale, abbiamo sentito la necessità di creare una “presenza di confine”, cioè un soggetto saldamente radicato nella Chiesa, in comunione con il Vescovo, ma chiaramente laico, che potesse rappresentare una libera e responsabile presenza nella vita sociale della nostra comunità.
Riteniamo importante dare testimonianza concreta della nostra fede, nelle difficoltà e nelle contraddizioni in cui si trova chi opera nella vita sociale ed economica; riteniamo peraltro di poter costituire un utile riferimento per coloro che – soprattutto giovani – cercassero occasioni di testimonianza per esprimere “nelle cose” la propria fede.
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