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Il sogno di Qamar

Oggi raccontiamo una storia di speranza, di sacrificio, di amore, di tenacia; è la storia di Qamar, 37 anni, rifugiato politico pakistano.

È l’estate del 2013. Qamar vive in Pakistan, è sposato con Fatima e ha 3 bambine. Lavora come autista di ambulanza per un’organizzazione non governativa di Karachi, fulcro del settore finanziario ed industriale del Paese. Conduce una vita agiata e tranquilla, finchè non diventa un bersaglio dei talebani:con grande disperazione ma mosso dal timore di perdere la vitae di mettere in pericolo la sua famiglia, si crea una falsa identità, lascia la sua terra ed il suo lavoro, prende un aereo ed arriva prima in Libia, poi sulle coste italiane.

È il gennaio del 2014 quando Qamar viene accolto nel campo profughi di Caltanissetta, dove la Commissione territoriale gli riconosce la protezione internazionale:

“Sono riconoscente al Governo italiano, mi ha protetto e continua a farlo, non solo, ha consentito anche alla mia famiglia di trovare la pace”.

L’ACCOGLIENZA NELLO SPRAR E LA VITA GROTTOLESE

Qamar ritrova il sorriso e la voglia di guardare avanti nel 2015, a Caltanissetta, quando ottiene il ricongiungimento familiare: sua moglie, Aansa, Laiba e Hadia lo raggiungono in Italia, ed insieme vengono accolti nel progetto SPRAR di Grottole, piccolo borgo della collina materana, abitato da 1500 anime, che ospita la nuova famiglia con grande gioia, facendola sentire a casa ed offrendole generosità e calore.

Qamar consegue licenze, tra cui la patente di guida italiana, segue corsi di formazione, frequenta con interesse il corso di lingua italiana e, da subito, trova un impiego in una bottega materana che lavora il tufo.

Si reca a Matera, a Bari, in Trentino, dove svolge una piccola esperienza lavorativa come cameriere in un resort tirolese, conosce tanta gente, si interfaccia con diversi enti locali e getta le basi per la realizzazione della sua aspirazione: aprire un’attività commerciale in Italia.

“A me piace stare con gli italiani, sono persone gentili, hanno fatto molto per me e la mia famiglia, se solo potessi ricambiare…..”

Anche le sue piccole donne si integrano, a piccoli passi, nella comunità grottolese: le bambine ridono, giocano spensierate per le strade del paese, riscoprendo, persino il piacere di andare a scuola senza temere il suono assordante delle sirene; Fatima partecipa ai laboratori interculturali del posto, conoscendo altre donne, sperimentando una cultura alla quale vorrebbe avvicinarsi e, trasmettendo, allo stesso tempo, amore per la sua lontana terra.

LA SVOLTA

Nel luglio 2017 la Famiglia lascia il progetto Sprar e, con l’aiuto della Cooperativa Il Sicomoro, riesce a trovare un modesto appartamento nel centro storico Di Grottole; potrebbero abbandonare il sud Italia migrando verso nord in cerca di migliori opportunità di vita ma decidono di restare qui perché ormai sentono Grottole una seconda casa ed i grottolesi una seconda famiglia. Qamar è comunque costretto a viaggiare tutti i giorni, per cercare lavoro e, con tanti sacrifici, ed un piccolo supporto economico di suo

fratello, riesce a comprare una piccola automobile e accetta la proposta che gli cambierà la vita: diventare gestore di un fast food, il PATATA SHOP di Matera, locale centralissimo della fiorente Capitale della Cultura frequentato da giovani e meno giovani; l’incredulità di tutti e la diffidenza della sua stessa famiglia non fermano il neo imprenditore nel suo preciso intento che lui accoglie come un regalo di Allah. A circa sei mesi dall’apertura del suo “ristorante” e ad un anno dalla fine dell’accoglienza nello SPRAR di Grottole, Qamar è uno straniero completamente integrato e regolarmente affermato nel mondo del lavoro italiano. Al momento è in cerca di tirocinanti che possano aiutarlo nella conduzione della sua attività.

“Mi sento un uomo fortunato ma se Dio volesse graziarmi, gli chiederei un figlio maschio!”

Aspettiamo la risposta di Fatima.

Quamar è un rifugiato. Del Kashmir. Che non è una lana, ma un luogo in cui si rischia la vita. È stato nostro ospite…

Pubblicato da Michele Plati su Mercoledì 18 luglio 2018


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